Annamaria Balistrieri - 1 giugno 2011


Omicidio Sarah Scazzi, Michele Misseri a Matrix: l’ho uccisa io

Omicidio Sarah Scazzi, Michele Misseri a Matrix: l'ho uccisa io

Omicidio Sarah Scazzi, Michele Misseri a Matrix: l’ho uccisa io

CATANIA, 1 giugno 2011 – E’ tornato in libertà da appena due giorni, dopo l’ordine di scarcerazione su richiesta della Procura di Taranto, e già Michele Misseri si riaccusa come unico responsabile dell’omicidio della piccola Sarah Scazzi. In un’intervista rilasciata a Matrix, dove alterna momenti di freddezza estrema in cui mima ogni singola mossa sia dell’omicidio che dell’occultamento, a momenti in cui in lacrime si dichiara dispiaciuto, confessa: “Ho avuto un calore alla testa quando ho alzato Sarah, lei mi ha dato un calcio, io ho preso un pezzo di corda e gliel’ho buttato al collo e l’ho girato. Non so nemmeno io come ho fatto”…”Quando sono andato quasi vicino al pozzo ho chiamato mio fratello per dire che se chiama Cosima dille che sto con te per i cavalli. Non lo volevo far vedere a nessuno (il corpo), la vergogna, la paura. Le avevo tolto solo i pantaloni, poi mi è venuto in mente quel pozzo, era solo da togliere una pietra. L’ho presa, 40 chili sono, non pesa niente. Tante volte con una mano la alzzavo quando stava con noi. Prima di calarla giù le ho fatto il segno della croce, l’ho guidata con la mia mano perchè sapevo che non era battezzata. Quando Cosima mi ha chiamato ero sotto l’albero di fico e ho fatto il forte per non piangere. Io giuro sulle ossa di mia madre se no mi venga un fulmine che non mi muovo di qua”.
“Per noi le parole di Misseri valgono zero. Ha ritirato fuori anche la corda. Ma la bambina ce l’aveva stampata sul collo la cintura con cui è stata strangolata. Sottile. Da donna”. Sono queste le parole dei magistrati convinti che la dichiarazione fatta da Misseri è l’ennesimo tentativo di depistare le indagini, depistaggio peraltro “suggerito” da avvocati e tv. In un’intercettazione di un colloquio in carcere tra Michele e Cosima, lui racconta: “Mi ha fatto capire una cosa (l’avvocato ndr) che per esser credibile ha detto: “pure che non c’è stata la violenza, tu hai detto che è stata violentata (…), devi dire lo stesso”. (…). Non è vero che l’avevo violentata”.

Annamaria Balistrieri

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