Filippo Mammì - 2 agosto 2014


Pantani non si suicidò, adesso la Procura indaga per omicidio

Pantani non si suicidò, adesso la Procura indaga per omicidio

Pantani non si suicidò, adesso la Procura indaga per omicidio

Si è aperto finalmente uno squarcio di luce sull’oscura morte di Marco Pantani; il Pirata non si sarebbe suicidato la notte di san Valentino di 10 anni fa, quando il suo cadavere fu rinvenuto in una delle stanza del residence “Le Rose” a Rimini, ma forse fu ucciso. La Procura di Rimini ha deciso di far ripartire le indagini ed ora si ipotizza che Pantani non sia morto per una “conseguenza accidentale di overdose“, ma fu deliberatamente ammazzato. E la droga gli fu somministrata a forza. La notizia è arrivata a 16 anni da quel Tour de France in cui il campione di Cesenatico trionfò, ed è stata la madre stessa di Pantani, Tonina Belletti, ad annunciarlo su Facebook: “Do’ una notizia a tutti coloro che hanno creduto e voluto bene al mio Marco, il caso è stato riaperto per omicidio” ha scritto la signora Tonina.

Il procuratore Paolo Giovagnoli però va cauto: “Il nostro è solo un atto dovuto a fronte dell’esposto – denuncia che abbiamo ricevuto per omicidio volontario. Leggeremo attentamente le carte e, qualora sarà valutata la necessità di indagini, chiederemo al Gip”. Per il momento non ci sono indagati ed il fascicolo risulta a carico di ignoti. Secondo le carte e le perizie, presentate dai familiari alla procura, Pantani sarebbe stato picchiato (sul suo capo sono stati evidenziati ematomi non compatibili con una caduta) e poi costretto ad ingerire la dose di cocaina letale con un bicchiere d’acqua; le grandi quantità rinvenute nel corpo del Pirata potevano infatti essere assunte solo con una diluizione in un liquido. La nuova ipotesi degli inquirenti sarebbe quindi “omicidio con alterazione del cadavere e del luogo“. La famiglia Pantani sin da subito non ha mai creduto al suicidio come causa della morte di Marco: “Ci sono tanti dubbi che vanno chiariti – ha dichiarato la madre tramite l’avvocato di famiglia – ho letto i faldoni del tribunale e ci sono scritte cose false; Marco era in compagnia di altre persone, c’erano dei tizi che gli davano fastidio poche ore prima di morire e nella sua camera sono stati ritrovati alcuni giubbotti che aveva lasciato a Milano ed è strano visto che, quando è arrivato al residence, non aveva bagagli con sè. Secondo noi, Marco aveva pestato i piedi a qualcuno, perchè diceva quello che pensava: diceva che il doping c’era ed era una realtà grave“. Tre anni fa, la Cassazione aveva assolto il presunto pusher che avrebbe ceduto la cocaina a Pantani, imputato di averne causato la morte, perchè “il fatto non costituisce reato“.

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