Tommaso Napoli - 29 ottobre 2014


Matteo Renzi in esclusiva a ‘Oggi’: “Il voto? Non prima del 2018”

Matteo Renzi in esclusiva a 'Oggi': "Il voto? Non prima del 2018"

Il Presidente del Consiglio in carica, Matteo Renzi, è stato intervistato in via del tutto esclusiva, dal settimanale “Oggi”, in occasione dei festeggiamenti per i 75 anni dalla nascita della rivista. L’ex sindaco di Firenze oltre a ricordare i tempi che servono all’Italia per la ripresa ribadisce la sua intenzione di rimanere al comando almeno fino al 2018, anno in cui gli italiani dovrebbero essere chiamati alle urne per confermare o meno il governo Renzi. Dal settimanale gli chiedono quali secondo lui saranno i tempi di ripresa del paese; il presidente del Consiglio prontamente risponde e spiega che “non bastano sei mesi, ma certo già la prossima primavera vedremo il Paese ripartire, dopo troppo tempo di palude e di stagno”. Per quanto riguarda i tempi per risolvere i problemi dell’Italia il premier ricorda che avranno bisogno di mille giorni “per dire che le riforme di cui abbiamo bisogno sono profonde e coraggiose e non per guadagnare tempo”. “I cambiamenti che abbiamo messo in campo – spiega Renzi – e che stiamo realizzando, dal lavoro alla giustizia, dall’economia, con la più straordinaria riduzione di tasse della storia, al ridisegno delle nostre istituzioni, cominceranno presto a dispiegare i loro effetti”.

Sul fronte Europa
“La nostra corsa la dobbiamo fare sulla Germania, sul gruppo di testa, e non sul fanalino di coda. Vedo un futuro all’altezza della nostra ambizione”.

Sugli scioperi in vista promessi da Camusso e CGIL
“Vogliamo tenere aperte le fabbriche e non occuparle, perché l’occupazione di cui hanno bisogno i nostri lavoratori non è quella che minaccia il sindacato”.

Dal settimanale gli si chiede infine per quanto tempo rimarrà in politica
Il Premier risponde di non vedere la politica come a una condanna a vita o come un lavoro che va bene per tutte le stagioni, ma di pensare alla politica come ad una passione, un servizio e un impegno che sia però a tempo come come responsabilità, ragion per cui si dice pronto a fare dell’altro tra qualche anno, ma non prima di aver cambiato l’Italia. “Cosa vorrei si dicesse di me nei libri di storia? Preferirei che si dicesse nei libri di geografia che l’Italia è tornata sulla mappa”.

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