Tommaso Napoli - 14 ottobre 2014


Roberto Benigni torna in tv con “I Dieci Comandamenti”

Roberto Benigni torna in tv con “I Dieci Comandamenti”

Roberto Benigni a due anni dallo spettacolo sulla Costituzione italiana, torna in Rai per spiegarci e parlare de “I Dieci Comandamenti”. Le due serate-evento andranno in onda il 15 e il 16 dicembre prossimi in prima serata su Rai1. Durante la presentazione, il premio oscar con ‘La vita è bella’ ha affrontato anche temi importanti come il Jobs Act ma con la solita ironia che possono permettersi solo i grandi artisti come lui. Non nasconde nemmeno la grandissima emozione nel tornare in Rai: “Sì, sono qui da 40 anni, ma sono sempre lieto di tornarci, sento uno stellio di firmamento nel corpo… Ho fatto uno spettacolo sulla Divina Commedia, poi sulla Costituzione, adesso sui Dieci Comandamenti. Penserete che mi sono montato la testa. Il prossimo sarà l’esegesi dei sette nani, ho delle cose pazzesche su Brontolo. Per i Dieci Comandamenti pensavo di fare dieci serate, sono principi che contengono uno spettacolo straordinario, non c’è storia più bella, rappresentano la legge dei sentimenti. Pensate come staremmo se non ce li avessero dati. I comandamenti sono attuali? Bè è come chiedersi se sia attuale il Teorema di Pitagora… Mosè era un uomo disperato che a un certo punto sale sul colle per chiedere informazioni”.

“Devo sbrigarmi prima che Renzi metta mano anche ai Comandamenti”
E non potevano di certo mancare le domande su Jobs Act e articolo 18: “Modificano tutto oggi, stanno cambiando anche la Costituzione. Speriamo che non tocchino i 10 comandamenti prima dello spettacolo”. “I dieci comandamenti – spiega il comico toscano – sono le parole più famose al mondo. Mi emozionano tutti: il primo, il secondo, il terzo comandamento. Racconterei questa storia per giorni. Meno male che so sono fermati a dieci e che non c’è il 18, altrimenti ci sarebbero state mille discussioni”. Sul Jobs Act risponde: “In Italia è sparito il lavoro, ma la cosa impressionante è che è sparita anche la parola, ora si dice job che in effetti riporta un po’ ai comandamenti, a Giobbe, a quelle storie lì… Io a Renzi gli voglio bene, però, certo, mi devo sbrigare, sennò con lui mettono mano anche ai Comandamenti”.

Una battuta su Berlusconi?
“Basta Silvio, ne abbiamo parlato per vent’anni, adesso c’è Matteo e si parlerà di lui, ci dicono spesso che la satira è in crisi con la fine di Berlusconi, ma noi andiamo avanti”.

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