Filippo Mammì - 23 gennaio 2015


Pentagono: “Oltre 6.000 militanti dell’Isis uccisi in Iraq e Siria”

Pentagono: "Oltre 6.000 militanti dell'Isis uccisi in Iraq e Siria"

Si è aperto ieri a Londra il vertice della coalizione internazionale anti-Isis; alla conferenza si sono riuniti i rappresentanti di 21 Paesi, compreso il nostro ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Al tavolo della riunione sono stati esaminati i temi militari nel conflitto contro lo Stato islamico, il fenomeno dei “foreign fighters”, il contrasto ai sistemi di finanziamento dell’Isis e di aiuti umanitari. Secondo le stime presentate dal Pentagono, dall’inizio dei raid aerei della coalizione in Iraq e Siria sono rimasti uccisi oltre 6.000 jihadisti combattenti nelle file dell’Isis; è quanto sostiene, in un’intervista ad Al Arabiya, l’ambasciatore americano in Iraq Stuart Jones: “Sono andati inoltre distrutti – ha aggiunto – circa un migliaio di mezzi dei combattenti jihadisti in Iraq”. Il ministro Gentiloni, durante il suo intervento, ha tirato le somme delle attività anti terroristiche in Italia: “Ci sono rischi anche notevoli di infiltrazione dei terroristi nell’immigrazione – ha spiegato – i nostri apparati di sicurezza sono perfettamente funzionanti, ma non abbasseremo certo il livello di guardia. Tuttavia – ha precisato – è una stupidaggine pensare che terrorismo e immigrazione siano la stessa cosa. Sostenere che tra le migliaia di disperati che approdano sulle nostre coste si annidino dei terroristi armati di kalashnikov è una cosa insensata, ma non si possono escludere eventuali rischi sui quali vigilano i nostri sistemi di intelligence e di sicurezza”. A ogni modo, l’impegno italiano contro il Califfato islamico non cambia, ha continuato Gentiloni, e il contributo italiano è il secondo più importante nell’addestramento alle forze che combattono sul terreno, si sta lavorando molto sulla ricognizione aerea e proprio ieri il Consiglio dei ministri ha approvato i finanziamenti per il 2015. Gentiloni ha anche spiegato che si sta valutando nel nostro Paese la possibilità di approvare una legge che regolamenti i viaggi nei Paesi a rischio: “Serve chiarezza nelle regole, nelle indicazioni e nei divieti, dopodichè lo Stato interviene anche a salvare i suoi cittadini” ha concluso.

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