Filippo Mammì - 28 marzo 2015


Germanwings, i parenti delle vittime incontrano i genitori di Lubitz

Germanwings, i parenti delle vittime incontrano i genitori di Lubitz

E’ stata subito piazzata una lapide nel villaggio francese di Le Vernet, ai piedi del massiccio dove si è verificato il disastro dell’Airbus A320 della Germanwings, per commemorare le vittime. Davanti alla lapide c’è già un immenso tappeto di mazzi di fiori, messaggi su bigliettini e fotografie per ricordare tutti i passeggeri, vittime innocenti della follia suicida del co – pilota Andreas Lubitz; proprio a Le Vernet, tra i viavai delle famiglie delle vittime, due giorni fa alcuni parenti dei passeggeri defunti hanno incontrato i genitori di Lubitz, giunti in Francia per essere interrogati a Marsiglia dalla Gendarmerie Nationale: “Non c’è rabbia nei loro confronti – hanno detto in molti – solo tanta comprensione”. Comprensione che però non è condivisa da tutti, almeno stando ai registri della chiesa di Seyne – les – Alpes, dove chiunque voglia può lasciare dei messaggi di cordoglio: tra le tante condoglianze scritte in moltissime lingue, ne compare una in cui qualcuno chiede “scusa perchè certe persone non meritano la vita”, un evidente riferimento al co – pilota Lubitz, ormai accertato essere il responsabile dell’assurdo disastro. Intanto proseguono le ricerche degli investigatori per ritrovare la seconda scatola nera dell’aereo, della quale finora è stato rinvenuto solo l’involucro; al momento, le ricerche, anche dei corpi dei passeggeri che non rispondono all’appello, sono ferme da ieri a causa del maltempo. La seconda scatola nera contiene i dati relativi al volo e alle manovre compiute durante il viaggio. Inoltre, nella casa di Lubitz nel villaggio tedesco di Montabaur, dove il co – pilota dell’airbus viveva ancora con i genitori, sono stati sequestrati dagli inquirenti alcuni documenti ritenuti interessanti, tra cui uno che getta una nuova luce, ancora più inquietante, sull’intera vicenda umana di Lubitz: un certificato medico che attesta che, proprio il giorno del disastro, Lubitz (sofferente da diversi anni di depressione) avrebbe dovuto essere in congedo, ma che invece l’uomo aveva tenuto nascosto a tutti, dalla compagnia aerea ai familiari.

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