Filippo Mammì - 21 marzo 2015


Yemen: attentato in due moschee, 137 morti, Isis rivendica attacco

Yemen: attentato in due moschee, 137 morti, Isis rivendica attacco

Un doppio attentato kamikaze si è consumato ieri in due diverse moschee a Sana’a, capitale dello Yemen, durante il venerdì di preghiera; il bilancio, al momento, è di 137 morti e 345 feriti. Le due moschee sono frequentate dai ribelli Houthi, il movimento sciita che da settembre occupa la capitale yemenita. L’Isis ha rivendicato l’attacco tramite Twitter, ma la Casa Bianca si è affrettata a chiarire, ipotizzando che possa trattarsi solamente di propaganda. Ci sono notizie anche di scontri avvenuti nella città di Aden, dove è stata spostata la residenza del presidente. Ban Ki Moon, segretario generale dell’Onu, ha condannato fermamente gli attacchi e ha fatto appello alla moderazione; gli attacchi e i combattimenti ad Aden mirano chiaramente “a far deragliare il processo di transizione del Paese” come ha dichiarato la rappresentante della Politica Estera all’Ue, Federica Mogherini. Nuovi raid aerei si sono abbattutti per tutto il pomeriggio di ieri ad Aden, nel sud dello Yemen, la città dove da almeno un mese risiede il presidente Abd Rabbo Mansour Hadi; due giorni fa, alcuni caccia partiti da Sana’a avevano già cercato di colpire il complesso presidenziale, ma sarebbero stati respinti dalla contraerea delle forze fedeli a Hadi. Una conferma dei raid su Aden è arrivata dal giornalista yemenita Farea al Muslimi, che due anni fa era stato chiamato a riferire davanti alla commissione giustizia del Senato degli Stati Uniti per aver postato un video del suo villaggio colpito da droni americani. La conferma è stata fatta da Muslimi tramite un post su Twitter. Negli attentati di ieri hanno colpito almeno quattro terroristi kamikaze: due ciascuno all’interno delle due moschee, mentre gli altri due sono saltati in aria con un’autobomba. Un quinto attentatore aveva cercato di entrare in azione a Saadah, un’altra roccaforte sciita nel nord del Paese, ma è stato ucciso dalle forze di sicurezza prima di farsi esplodere.

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