Filippo Mammì - 25 aprile 2015


Blitz in Sardegna contro affiliati Al Qaeda: progettavano attentato al Vaticano

Blitz in Sardegna contro affiliati Al Qaeda: progettavano attentato al Vaticano

La polizia ha annunciato un blitz in Sardegna contro una presunta cellula terroristica islamica legata ad Al Qaeda; la cellula attiva nell’isola era composta principalmente da pakistani che commettevano atti di terrorismo nel proprio Paese e in Afghanistan. Venti gli arresti effettuati dagli agenti. Fonti della polizia hanno comunicato che gli integralisti arrestati ieri possedevano armi in abbondanza e disponevano di molti volontari pronti a compiere attentati all’estero per poi tornare in Italia; almeno due degli arrestati, si è scoperto, avevano addirittura fornito personalmente protezione allo sceicco Osama Bin Laden quando era latitante in Pakistan. Un particolare inquietante è emerso dalle discussioni intercettate tra gli affiliati della cellula: in Italia sarebbe stato presente un kamikaze pronto a colpire e pare che i pakistani stessero preparando un attentato suicida contro il Vaticano. Secondo quanto dichiarato dal procuratore di Cagliari Mauro Mura durante una conferenza stampa, c’era un progetto di attentato alla Santa Sede da attuare nel marzo del 2010, durante la permanenza di questo kamikaze in Italia, e l’obiettivo era l’allora pontefice Benedetto XVI. Fortunatamente, l’attentato non ebbe mai luogo e lo stesso Vaticano, ieri, ha voluto minimizzare tramite un comunicato stampa: “Da quel poco che è stato detto, emerge un’ipotesi di attentato risalente al 2010 che non ha avuto seguito. Quindi la cosa è oggi irrilevante e non desta particolari preoccupazioni” si legge nel comunicato scritto da padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede. Gli arresti sono stati eseguiti in Gallura dalle forze dell’ordine ed hanno riguardato anche sette province di altre Regioni italiane.

Gli inquirenti hanno scoperto che l’organizzazione terroristica si finanziava spedendo i proventi in Pakistan aggirando i sistemi di controllo sull’esportazione doganale di denaro. Un’altro sistema di finanziamento era il traffico di migranti; infatti, la cellula provvedeva a far entrare clandestinamente in Italia soprattutto cittadini afghani e pakistani, smistandoli poi verso altri Paesi del Nord Europa. Per farlo ricorrevano a contratti di lavoro con imprenditori compiacenti oppure agivano con l’opzione dell’asilo politico tramite l’ausilio di documenti falsi ed attestazioni fraudolente, che facevano passare i clandestini per vittime di persecuzioni religiose o etniche.

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