Filippo Mammì - 1 aprile 2015


Capolarato nel Catanese ai danni di braccianti romeni, nove arresti

Capolarato nel Catanese ai danni di braccianti romeni, nove arresti

Foto Ansa

Sgominata ieri dai carabinieri della compagnia di Paternò (Ct) una banda dedita all’attività di capolarato nelle campagne del Catanese, sfruttando braccianti romeni, a volte anche minorenni e donne. I militari hanno eseguito l’arresto di nove persone, tra italiani e romeni, per le accuse di associazione a delinquere e sfruttamento dei braccianti; il gruppo avrebbe costretto, anche con la forza, i romeni a lavorare nelle campagne a ritmi massacranti. Oltre ai nove fermati, ce ne sarebbero altri due che si sono dati alla latitanza; le indagini erano scattate nel settembre 2013 e si sono concluse a marzo dell’anno scorso. I braccianti erano reclutati in Romania e poi fatti giungere in Sicilia con i viaggi in pullman. Con il lavoro nei campi potevano guadagnare 50 euro al giorno, ma una buona metà dello stipendio finiva nelle tasche dei caporali, che pretendevano il pagamento per i trasporti, le spese quotidiane e altre faccende, quindi alla fine i lavoratori, tutti in nero, si accontentavano di 25 euro al giorno. Tramite l’ausilio di intercettazioni e di testimonianze rilasciate da alcuni romeni in fase investigativa, i carabinieri hanno individuato due imprenditori agricoli paternesi come mandanti ed effettivi beneficiari della manodopera, mentre gli altri arrestati erano gli esecutori di tutto il resto. Con le indagini sono emerse storie di ordinarie violenza e disperazione che i braccianti erano costretti a sopportare, tra alloggi fatiscenti, violenza ed anche prostituzione, ma su quest’ultimo fronte gli investigatori hanno spiegato che c’è in corso un altro filone di indagine.

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