Tommaso Napoli - 14 aprile 2015


Catania, energia pulita dagli scarti degli agrumi trasformati in succo

Catania, energia pulita dagli scarti degli agrumi trasformati in succo

La Coca-Cola Foundation ha presentato a Catania al Distretto agrumi di Sicilia un impianto capace di convertire gli scarti degli agrumi in energia tramite un sistema di digestione anaerobica. La conferenza stampa di presentazione è avvenuta lo scorso venerdì presso l’Azienda Agraria Sperimentale dell’Università degli Studi di Catania. «Il progetto – si legge nella presentazione – nasce proprio con l’intento di venire incontro alle esigenze manifestate dai principali attori della filiera agrumicola riuniti all’interno del Distretto Agrumi di Sicilia ed è stato avviato nel 2014 grazie al finanziamento non condizionato della The Coca-Cola Foundation e al lavoro del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente (Di3A) dell’Università di Catania insieme alla Cooperativa Empedocle, che hanno avuto il compito di individuare i processi industriali più adatti per il riutilizzo del “pastazzo”». Secondo Federica Argentati, Presidente Distretto Agrumi di Sicilia, «questo è un progetto che ha molteplici risvolti positivi. Il primo è quello di aver acceso i riflettori su un problema reale legato al riutilizzo di un sottoprodotto, il pastazzo, che da fattore critico ha tutte le potenzialità per divenire risorsa. Secondo: ha favorito il dialogo tra pubblico, (l’Università) ed il privato, (le aziende della filiera). Terzo: questo progetto ha dato valore all’innovazione di sistema proposta dal Distretto degli Agrumi e sostenuta con passione da The Coca-Cola Foundation: una vera carica di energia positiva necessaria al cambio di rotta di tutto il comparto».

Il direttore Comunicazione e Relazioni Istituzionali Coca-Cola Italia, Vittorio Cino, ha spiegato che «si tratta di un’opportunità innanzitutto per la Regione Siciliana, che può diventare un modello virtuoso per l’intero territorio italiano. Siamo sicuri che dopo questa fase di startup il progetto potrà continuare il proprio percorso in modo autonomo: primo per la qualità oggettiva della realizzazione industriale; secondo perché nasce da una richiesta e da un bisogno del territorio e del mondo produttivo».

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