Tommaso Napoli - 11 settembre 2015


Condannato per l’omicidio di Marta Russo rinuncia alla cattedra che gli era stata assegnata

Scattone ha deciso di rinunciare alla cattedra che gli era stata assegnata: «Con grande dolore e amarezza ho preso atto delle polemiche che hanno accompagnato la mia stabilizzazione nella scuola. Rinuncio all’incarico per rispetto degli alunni che mi sono stati affidati»

Condannato per l'omicidio di Marta Russo rinuncia alla cattedra che gli era stata assegnata

Giovanni Scattone, l’ex assistente di filosofia del diritto condannato per l’omicidio di Marta Russo, assistito dal suo legale Giancarlo Viglione ha deciso di rinunciare alla cattedra che gli era stata assegnata: «La mancanza di serenità mi induce a rinunciare all’incarico per rispetto degli alunni che mi sono stati affidati. Ho sempre ritenuto che per essere un buon insegnante si debba, anzitutto, essere persona serena. Oggi, in ragione di queste polemiche, non ho più la serenità che mi ha contraddistinto nei dieci anni di insegnamento quale supplente, anni caratterizzati da una mia grande soddisfazione anche e soprattutto legata al costruttivo rapporto instauratosi con alunni e genitori. E allora, se la coscienza mi dice, come mi ha sempre detto, di poter insegnare la mancanza di serenità mi induce a rinunciare all’incarico per rispetto degli alunni che mi sono stati affidati, e così questo Paese mi toglie anche il fondamentale diritto al lavoro. Dopo la tragedia che mi ha colpito solo la speranza mi ha dato la forza di andare avanti. Anche oggi vivrò con la speranza che un giorno la parte sana di questo Paese, che pure c’è ed è nei miei tanti ex alunni che in questi giorni mi sono stati vicini e nella gente comune che mi ha manifestato tanta solidarietà, possa divenire maggioranza». «Con grande dolore e amarezza ho preso atto delle polemiche che hanno accompagnato la mia stabilizzazione nella scuola con conseguente insegnamento nell’ormai imminente anno scolastico. Il dolore e l’amarezza risiedono nel constatare che, di fatto, mi si vuole impedire di avere una vita da cittadino ‘normale’. La mia innocenza, sempre gridata, è pari al rispetto nei confronti del dolore della famiglia Russo. Ho rispettato, pur non condividendola, la sentenza di condanna. Quella stessa sentenza mi consentiva, tuttavia, di insegnare. Ed allora sarebbe stato da Paese civile rispettare la sentenza nella sua interezza», ha detto infine Scattone.

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