Redazione - 14 luglio 2016


Morte Provenzano, ex presidente com. Antimafia Lumia: “Fatto bene a non revocare il 41 bis”

«Lo Stato ha fatto bene a non revocare il 41 bis. Il diritto alla salute non si deve negare a nessuno, neanche a un carnefice come Provenzano, ma il diritto alla salute si deve tutelare in carcere». E’ quanto dichiarato dall’ex presidente della commissione antimafia Giuseppe Lumia in merito al mantenimento del 41 bis nei confronti di Provenzano

Morte Provenzano, ex presidente com. Antimafia Lumia: "Fatto bene a non revocare il 41 bis"

Sul mantenimento del 41 bis nei confronti di Bernardo Provenzano, il senatore Giuseppe Lumia, Pd, ex presidente della commissione antimafia, che su questa tematica è stato chiamato in causa da Radio Cusano Campus, ha dichiarato: «Lo Stato ha fatto bene a non revocare il 41 bis. Il diritto alla salute non si deve negare a nessuno, neanche a un carnefice come Provenzano, ma il diritto alla salute si deve tutelare in carcere e impedendo qualunque forma di comunicazione con l’esterno, perché qualunque comunicazione con l’esterno devasta la nostra società. La forza delle mafie è diversa dalle altre forme di criminalità. I mafiosi hanno costante interesse, quando sono in carcere, a comunicare con l’esterno, per non smettere di essere capi. Il 41 bis non lede nessun diritto umano, impedisce però che dentro le carceri le mafie creino una sorte di controllo del territorio e impedisce a ogni mafioso di comunicare con l’esterno».

Provenzano nei confronti di Lumia aveva emesso una condanna a morte
«Questo è stato accertato da parte della procura, anche con delle sentenze. Provenzano ha mille volti, rimane anche il volto del Provenzano trattore, quello che sparava, uccideva e che non era da meno a Riina e Bagarella per ferocia sanguinaria. Quel Provenzano trattore si è reso più occulto negli anni, ma quando era necessario colpire allora bisogna non mettere da parte le armi e utilizzarle. E questo era il caso che riguardava me. Il Provenzano buono e il Provenzano pacifista voleva colpirmi, e nella sua indole vigliacca voleva scaricare le colpe di questo attentato verso altri capi mafia, per farmi fuori e ottenere allo stesso tempo la possibilità di scaricare la responsabilità su altri mafiosi».

Provenzano fu ad un passo dal diventare un collaboratore di giustizia
«Provenzano è stato un trattore, un ragioniere, un falso religioso. E’ mancato il Provenzano collaboratore. Magari lo Stato lo ha preferito più confidente. Ecco i segreti che si porta nella tomba. La sua capacità di poter instaurare rapporti con lo Stato altamente ambigui e collusivi. Ha giocato sul doppio fronte, si porta con sé notizie, fatti, verità inconfessabili che invece sarebbe stato utile dichiarare. Quando incontrai Provenzano e inaspettatamente fece quell’apertura eravamo faccia a faccia nel carcere di Parma, forse siamo stati a un passo dal Provenzano pentito, bisognava andare a vedere le carte, un Provenzano pentito avrebbe fatto saltare equilibri e consegnato al Paese un’occasione storica che è stata persa. Forse gliel’hanno impedito, ma la verità se la porta dietro Provenzano nella tomba».

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