Redazione - 3 luglio 2016


Renzi sull’attentato terroristico a Dacca: “Siamo stati colpiti ma non piegati”

Il presidente del Consiglio sulla strage di Dacca: «Davanti alla follia di chi vuole disintegrare la vita quotidiana gli italiani sono colpiti ma non piegati». credo che sia il momento in cui l’Italia tutta insieme, tutta intera, tutta unita, oggi dia un messaggio di dolore e di compassione ma dia anche un senso di grande determinazione, forza e decisione: l’Italia non arretra»

Renzi sull'attentato terroristico a Dacca: "Siamo stati colpiti ma non piegati"

Dopo l’attacco terroristico a Dacca, capitale del Bangladesh, avvenuto nella notte del 1° luglio nel ristorante Holey Artisan Bakery, che è costato la vita a 20 persone di cui nove italiani, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha risposto all’attentato volgendo un pensiero alle vittime e alle loro famiglie. «Abbiamo seguito tutti gli eventi – ha detto il premier – sperando che avessero esiti diversi, adesso un velivolo della presidenza del Consiglio dei ministri sta partendo per il Bangladesh». «Di fronte all’ennesima tragedia di un estremismo radicale di matrice islamica che continua a trascinare nel sangue le storie di innocenti di tante parti del mondo, credo che sia il momento in cui l’Italia tutta insieme, tutta intera, tutta unita, oggi dia un messaggio di dolore e di compassione, oggi possa piangere le lacrime della solidarietà e del cordoglio, ma dia anche un senso di grande determinazione, forza e decisione: l’Italia non arretra». «Davanti alla follia di chi vuole disintegrare la vita quotidiana gli italiani sono colpiti ma non piegati».

«Siamo un popolo tenace che sa che la priorità in questo momento è stringersi attorno al dolore delle famiglie, come sanno quelle famiglie che hanno già vissuto questa terribile mattinata: penso alla famiglia di Valeria Solesin dopo il Bataclan, a suo padre, a sua madre, a suo fratello, a sua nonna, al suo fidanzato; penso alle famiglie che ho accolto a Ciampino poco più di un anno fa, venivano dal Bardo, dal museo di Tunisi, sopravvissuti e amici delle vittime, e penso che se ci sono ottomila chilometri tra Tunisi e Dacca, tra la Tunisia e il Bangladesh, la scia di sangue è la stessa».

«Siamo come una famiglia che ha subito una perdita dolorosa, ma che non ha nessuna intenzione di darla vita a chi pensa che la distruzione dei nostri valori sia l’obiettivo al quale consacrare la propria esistenza: noi siamo più forti e insieme agli altri Paesi che sono stati colpiti e a tutti i Paesi della comunità internazionale che hanno vissuto pagine come quella che viviamo oggi, continueremo la nostra lotta, perché tutti insieme, tutti uniti possiamo affermare un’idea di civiltà che è diversa da quella che abbiamo purtroppo visto in azione questa notte in Bangladesh».

«I terroristi vogliono strappare la quotidianità della nostra vita, noi abbiamo il dovere di rispondere con ancora più decisione e determinazione in difesa dei nostri valori, di cui siamo orgogliosi e fieri, i valori della libertà e del confronto. I nostri valori sono più forti delle loro fobie. Dobbiamo averne consapevolezza in particolar modo in questo momento, perché questo è l’unico modo con il quale possiamo onorare la memoria di questi nostri fratelli d’Italia che sono caduti».

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