Filippo Mammì - 27 luglio 2016


Terrorismo a Savona: arrestati due marocchini, immagini di guerra su smartphone

Due marocchini sono stati arrestati, e un terzo denunciato, in provincia di Savona: sono accusati di terrorismo e attività di proselitismo per lo Stato Islamico. Sui loro smartphone sono state trovate immagini di guerra e violenze riconducibili ai militanti di Daesh

Terrorismo a Savona: arrestati due marocchini, immagini di guerra su smartphone

Due marocchini sono stati arrestati dalla polizia in provincia di Savona, mentre un terzo è stato denunciato: i tre, di età compresa tra i 27 e i 44 anni, sono accusati di aver svolto attività con finalità di terrorismo. Sono residenti in Italia da anni ed hanno precedenti per spaccio di droga, lesioni personali e falsificazione. Le indagini sono dirette dalla Procura Distrettuale Antiterrorismo di Genova ed erano partite a seguito di una segnalazione, fatta da una ragazza savonese alla polizia postale. La giovane aveva ricevuto sul suo account Whatsapp un messaggio da un numero di cellulare non memorizzato sulla sua rubrica e proveniente dal Marocco; la ragazza si era rivolta agli agenti dopo aver notato che l’immagine del profilo del contatto raffigurava una donna con il mitra puntato in posizione di tiro.

L’attività di proselitismo
La polizia postale, con l’aiuto della ragazza, è riuscita a ricostruire i passaggi che hanno portato all’arresto dei due nordafricani: tre mesi fa, la giovane stava transitando nei pressi di una struttura che ospitava alcuni profughi provenienti dall’Africa ed era stata avvicinata da un marocchino residente proprio in quella struttura, il quale le aveva chiesto un attimo in prestito il suo cellulare perchè, a suo dire, aveva la necessità di contattare alcuni conoscenti nel proprio Paese d’origine. Successivamente, le indagini della polizia hanno portato alla scoperta di una fitta rete di contatti dai quali è emerso il sospetto provato che i tre marocchini svolgessero attività di proselitismo a favore dell’Isis. L’attività investigativa, compiuta tramite intercettazioni telefoniche e telematiche, ha permesso di constatare che i tre creavano falsi profili Facebook utilizzando numeri di cellulare intestati ad altre persone.

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