Tiziana Chiofalo - 24 luglio 2016


Turchia, arrestato braccio destro di Gulen. Erdogan: “Siamo a quota 13.165 arresti”

Fermato Halis Hanci, il braccio destro dell’imam Gulen, considerato il responsabile del tentativo di golpe in Turchia il 15 luglio. Il presidente Erdogan: «Arresti saliti a quota 13.165; chiuse scuole, università, sindacati, strutture sanitarie e associazioni varie»

Turchia, arrestato braccio destro di Gulen. Erdogan: "Siamo a quota 13.165 arresti"

Arrestato dalle forze di sicurezza turche nella provincia di Trebisonda sul mar Nero: Halis Hanci, considerato il braccio destro dell’imam e magnate Fethullah Gulen (accusato di essere dietro il fallito golpe), è ritenuto responsabile del trasferimento di fondi a Gulen e sarebbe entrato in Turchia due giorni prima del tentativo di putsch. Sabato sera era finito in manette anche il nipote dell’imam, Muhammet Sait Gulen, preso poi in custodia a Erzurum, nell’est del Paese. Nella stessa giornata chiusi circa 2mila enti tra scuole, università, sindacati e ospedali, considerati vicino a Gulen. Tra gli arresti per presunti legami con lui anche il primo rettore donna con il velo, Aysegul Sarac: è stata arrestata mercoledì dopo essere stata fermata e interrogata dai magistrati. Continua intanto la riorganizzazione degli apparati statali: sabato il premier Binali Yildirim aveva annunciato l’abolizione della Guardia presidenziale, dopo aver scoperto del coinvolgimento di alcuni dei membri nel fallito golpe. Tra questi circa 283 arresti, emessi venerdì mandati di arresto per altre 300 componenti. Inoltre le forze armate passeranno dal controllo del ministero della Difesa a quello della presidenza. «Lo Stato maggiore delle forze armate – ha spiegato Yildirim – non dipenderà più dal ministero della Difesa. Quando sarà in vigore il sistema presidenziale, sarà subordinato alla presidenza».

L’elenco di Erdogan dei coinvolti nel tentato golpe
Intanto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha aggiornato la conta degli arresti in relazione al tentativo di golpe del 15 luglio, che sarebbero saliti già a quota 13.165: tra questi 8.838 militari (tra cui 123 generali e ammiragli), 2.101 magistrati, 1.485 poliziotti, 52 autorità amministrative e 689 civili. E ancora sono state chiuse 934 scuole, 15 università, 109 dormitori studenteschi, 19 sindacati, 104 fondazioni, 1.125 associazioni e 35 strutture sanitarie. All’elenco del presidente turco si aggiungono 246 persone uccise, tra cui 62 agenti di polizia, 179 civili e cinque soldati, e oltre a 2.186 feriti.

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