Redazione - 5 agosto 2016


Presidente Usa Obama: “Sono femminista, le donne le figure più importanti della mia vita”

«Il femminismo del Ventunesimo secolo è l’idea che quando tutti hanno gli stessi diritti, siamo tutti più liberi». «I progressi che abbiamo fatto negli ultimi 100 anni, 50 anni, e, sì, anche negli ultimi 8 anni hanno reso la vita delle mie figlie significativamente migliore di quella delle mie nonne»

Presidente Usa Obama: "Sono femminista, le donne le figure più importanti della mia vita"

Intervistato dalla rivista Glamour, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, si è professato «apertamente femminista». Durante il suo intervento ha tenuto a sottolineare che «nella mia vita le figure più importanti siano state e sono delle donne, come mia moglie Michelle». «Il femminismo del Ventunesimo secolo è l’idea che quando tutti hanno gli stessi diritti, siamo tutti più liberi». «E’ dovere assoluto di ogni uomo combattere contro il sessismo». «I progressi che abbiamo fatto negli ultimi 100 anni, 50 anni, e, sì, anche negli ultimi 8 anni – spiega ancora il capo della Casa Bianca – hanno reso la vita delle mie figlie significativamente migliore di quella delle mie nonne. E dico questo non solo come presidente, ma anche come femminista». «E’ necessario inoltre fare ancora molti altri progressi verso l’uguaglianza, perché troppo spesso siamo ancora ingabbiati negli stereotipi su come uomini e donne debbano comportarsi».

Obama e la guerra all’Isis
«Dobbiamo fare di più per sradicare questi network del terrore, in particolare con l’Intelligence, ma dobbiamo anche ricordarci che, mentre l’Isis non è in grado di sconfiggere gli Stati Uniti o l’Europa, potremmo sconfiggerci da soli, dando spazio al panico e facendo così vincere l’ideologia dei terroristi. La guerra civile deve finire in modo da poter sconfiggere lo Stato islamico, ma non è possibile fino a quando il regime di Assad continuerà a violare la cessazione delle ostilità e fino a quando Mosca avrà un atteggiamento molto discutibile. Siamo pronti a lavorare con i russi, ma devono dimostrare una serietà ben diversa».

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