Annamaria Balistrieri - 27 maggio 2011


Bermuda a scuola: a Trieste è vietato

Bermuda a scuola: a Trieste è vietato

CATANIA, 27 maggio 2011 – Se ad agitare i nostri studenti non bastassero gli ormai imminenti esami di maturità, ecco che ci pensa una circolare del Preside dell’ istituto tecnico navale “Tommaso di Savoia” di Trieste:  “Con l’approssimarsi della bella stagione si invitano allieve ed allievi dell’istituto ad indossare un abbigliamento adeguato durante le lezioni. Non saranno accolti studenti con abbigliamento da spiaggia (spalle scoperte, pantaloni corti o a mezza gamba)”. Le parole del dirigente scolastico Raffaele Marchione hanno subito suscitato la rivolta o, come l’hanno definita in tanti, la provocazione : 30 studenti si sono presentati in bermuda e allo sbarramento del “Voi così non entrate”, hanno deciso di chiamare la polizia per rivendicare il loro diritto allo studio. Il risultato , dopo lunghe trattative ( sarà stato mica un po’ esagerato?) è stato l’accesso riservato solo a chi avrebbe apposto il proprio nome e cognome su una lista, accesso necessario per ben 8 studenti perché non potevano mancare ad una prova pre-esame, che temono adesso per il 5 in condotta: “La riforma della scuola prevede che il voto in condotta faccia media con le altre materie, temiamo che chi ha lasciato il nome all’entrata pur di entrare venga penalizzato. Per molti di noi mancano 20 giorni all’esame di maturità”.

Quello che viene da chiedersi è che fine abbia fatto il buon vecchio detto “l’abito non fa il monaco”. Si è sicuramente tutti d’accordo nel non esagerare con spalle, ombelico, fondoschiena e gambe scoperti, ma si è anche d’accordo nel non esagerare per chi detiene il “potere”: che male c’è nell’indossare un paio di pantaloni corti se fa caldo? Mettiamo al bando anche le magliette a maniche corte che scoprono le braccia, allora?

Annamaria Balistrieri

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