Tommaso Napoli - 19 marzo 2014


Crisi Milan: Paolo Maldini deluso spiega i motivi della disfatta

Crisi Milan: Paolo Maldini deluso spiega i motivi della disfatta

Crisi Milan: Paolo Maldini deluso spiega i motivi della disfatta

L’ex capitano del Milan e della Nazionale, Paolo Maldini, dopo la sconfitta casalinga di sabato con il Parma e l’eliminazione dalla Champions League, ha deciso di dire la sua analizzando la disfatta rossonera. Secondo quanto dichiarato alla Gazzetta dello sport, la causa andrebbe ricercata sull’addio di tanti campioni con la mentalità vincente: “questa dirigenza – dichiara Maldini – dimostra di pensare all’oggi e non al domani”. Gli acquisti dovrebbero essere funzionali al gioco – continua l’ex capitano – i parametri zero ti possono andare bene una volta, ma la seconda no. Affidarsi sempre ad un procuratore è ugualmente rischioso. In società non c’è un direttore sportivo, quando Leonardo spinse per me nel ruolo di ds, Galliani rispose che è una figura superata. Non ci sono bandiere, solo Filippo Galli e Mauro Tassotti, e anche l’eventuale addio del secondo sarebbe un danno incredibile”. Un altro su cui riversa le colpe della crisi rossonera è l’amministratore delegato, Adriano Galliani: “E’ un grandissimo dirigente, ma il Milan che pure ha tanti dipendenti è sottostrutturato a livello sportivo. Si crede onnipotente, non ricorda che tutti i successi non sono arrivati unicamente grazie a lui, ma anche grazie ad un gruppo che sapeva gestire lo spogliatoio. Se qualcuno non rigava dritto ci pensavamo noi. Abbiamo avuto due colloqui, Barbara mi voleva nel Milan, ma dopo la divisione delle cariche non ho più sentito nessuno. Se saprà gestire il Milan, dipenderà da chi si circonderà”.

L’ex numero 3 parla senza peli sulla lingua anche dell’attuale allenatore, di Pippo Inzaghi e Mario Balotelli: “Seedorf? C’è il rischio che si bruci. Inzaghi? Sta facendo molto bene a livello di vivaio e questo conta. Balotelli? Come Pato, non è ancora un campione, ma è sbagliato mettere tutto il peso su di lui, credo però che se giocasse in una squadra già strutturata e vincente sarebbe un’altra storia”.

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