Tommaso Napoli - 20 luglio 2014


Gomorra – La serie, ‘Ciro e Genny’ al Giffoni Film Festival

Gomorra - La serie, 'Ciro e Genny' al Giffoni Film Festival

Gomorra – La serie, ‘Ciro e Genny’ al Giffoni Film Festival

Gomorra – La serie sbarca al Giffoni Film Festival 2014 con i due attori più rappresentativi: Marco D’Amore, alias ‘Ciro di Marzio’, e Salvatore Esposito, alias ‘Genny Savastano’. “E’ troppo facile – afferma D’Amoredividere il mondo in buoni e cattivi, è semplicistico, la realtà è sempre più complessa. La storia, la letteratura, insegnano da sempre che il male fa parte della natura umana, sta noi scegliere da che parte stare. Gomorra mostra la faccia più oscena del cattivo, mostra il male assoluto senza filtri, può dar fastidio ma questo è, lo vediamo ancora oggi anche in altri posti del pianeta, Ciro e Genny sono due carogne“. “E’ assurdo – continua l’attore – pensare che Gomorra sia solo un luogo geografico. Se si è onesti intellettualmente non si può non capire come sia, invece, un luogo della coscienza con cui bisogna fare i conti. Gomorra è stata venduta in tutto il mondo perché racconta del mondo“. “Ci rivediamo l’anno prossimo a Giffoni. Presenterò il film che ho deciso di produrre sul ‘caso Eternit’. Mi dicevano tutti che non ce l’avrei fatta e invece per l’anno prossimo sarà pronto“. “L’assoluta qualità del prodotto – spiega Salvatore Espositoè il segreto del successo di Gomorra che oggi viene accostata a grandissime produzioni americane. Dovrebbe essere un vanto per l’Italia, al di là delle polemiche“. “Il paragone con La Piovra ci fa onore. Significa che noi abbiamo cancellato 25 anni di televisione. La Rai dice che non vuole fare serie con eroi negativi. Io dico che Genny e Ciro sono negativi ma non sono assolutamente eroi. Camminare all’indietro è un limite del cinema italiano. In Italia le cose positive non fanno notizia“. “La gratitudine e la solidarietà che abbiamo trovato sul territorio – continua Espositomi ha commosso. Abbiamo girato per nove mesi nelle zone cosiddette malfamate di Napoli del suo hinterland e ovunque abbiamo trovato chi ci ha aperto la porta, offerto un caffè. Mi rendo conto che tutto questo non faccia notizia. Ma bisogna sottolineare come tutto questo sia il segno evidente che non tutto lì è marcio“.

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