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Servizio Pubblico, stretta di mano tra Santoro e Travaglio (video)

24 Ottobre 2014 di Redazione

Servizio Pubblico, stretta di mano tra Santoro e Travaglio (video)

La quinta puntata della quarta stagione di Servizio Pubblico si apre con la stretta di mano tra Michele Santoro e Marco Travaglio. Dopo la lite in diretta della scorsa settimana in pochi avrebbero scommesso su un ritorno del condirettore de Il Fatto Quotidiano nella trasmissione di Santoro, Travaglio si presenta invece come se nulla fosse accaduto ed il suo “amico” non può che accoglierlo a braccia aperte dedicandogli anche la prima parte del suo monologo di apertura della puntata. “Caro amico ti scrivo e non sei Marco Travaglio”, esordisce così Michele Santoro. “Di lui – continua il conduttore – avevo letto un libro molto bello sulle tangenti alla Fiat, e lo chiamai per la prima volta per parlare di Luciano Moggi. Travaglio è Juventino, le inchieste su calciopoli non erano ancora partite. Dissi cavolo questo è davvero un giornalista di razza, un giornalista di talento, e gli proposi subito di lavorare con me. Ma Repubblica gli offrì un contratto a tempo indeterminato e ci riincontrammo più tardi quando Berlusconi scagliò un attacco terrificante contro la Rai, Daniele Luttazzi aveva parlato con Marco del libro L’odore dei soldi, un libro sull’origine della fortuna del Cavaliere”. “Nacquero con Travaglio protagonista le trasmissioni criminali per le quali fui cacciato per due anni da tutte le televisioni italiane e quando tornai decisi di fare di Marco Travaglio la mia bandiera, il mio simbolo nei confronti del potere politico e della censura. Non ci sarebbe stato più niente di cui non si potesse parlare nella televisione pubblica. Difendendo questo simbolo penso di aver contribuito un poco a toglierci dalla faccia quella vergogna nei confronti del mondo per aver sopportato il più spudorato conflitto di interesse che la storia dell’occidente ricordi e lottando contro la censura sono diventato molto amico di Marco Travaglio”.

Santoro chiude la prima parte del monologo: “Non sono disposto a dire che ho perso”
“Pensavo che il nostro paese sarebbe diventato più libero, più civile, più democratico, più tollerante, più rispettoso per le opinioni più diverse e che tutti noi poi ci saremmo sentiti liberi di affrontare diverse avventure e anche se oggi sono tentato di farlo non sono ancora disposto a dire che ho perso e che mi sbagliavo”.

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