Tommaso Napoli - 8 febbraio 2015


“Diario di una cameriera” con la bella Léa Seydoux, al Festival di Berlino

"Diario di una cameriera" con la bella Léa Seydoux, al Festival di Berlino

“Journal d’une femme de chambre” (Diario di una cameriera) diretto da Benoît Jacquot e con Léa Seydoux nel ruolo della bella e sexy cameriera Celestine, è il terzo adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo francese di Octave Mirbeau, pubblicato nel lontanissimo luglio 1900. Il film, in concorso al Festival di Berlino 2015, racconta le vicende della cameriera Celestine, che nella Normandia dei primi anni del XX° secolo, si ritrova ad affrontare la rigidità dei suoi datori di lavoro, ma anche una inaspettata curiosità verso il misterioso giardiniere, interpretato da Vincent Lindon. E’ uno dei 19 film in lizza per l’Orso d’Oro, che sarà assegnato il prossimo 14 febbraio. «Sono davvero felice di aver affidato la parte della protagonista a Léa Seydoux – spiega il regista Benoît Jacquot – lei ha una mente della sua arte sempre più raffinata. I personaggi femminili sono molto ricorrenti nei miei film. Potrebbe essere che non essendo io una donna, le donne finiscono per interessarmi più degli uomini. Spesso nei miei film, anche una scena orribile o violenta, deve comunque essere bella da vedere. Di questo film mi ha subito interessato il viaggio di questa giovane cameriera perché si poteva raccontare evocando echi contemporanei». «La violenza nelle relazioni sociali, a volte anche oscurata da strati di tempo e dagli eventi, è altrettanto virulenta – conclude Jacquot – E’ proprio questo lato che immette nel film quel tocco di modernità».

In una recente intervista l’attrice protagonista della pellicola, Léa Seydoux, che non sarà presente al Festival di Berlino in quanto occupata sul set di Spectre, parlando del film ha detto: «Celestine è giovane, avvenente e ambiziosa. Capisce che come unico patrimonio ha il suo corpo, oggetto di sfruttamento da parte della famiglia che l’accoglie, ma anche oggetto di desiderio del padrone di casa. Saperlo amministrare diventa per lei il mezzo di riscatto dalla condizione sociale a cui è stata destinata».

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