Filippo Mammì - 27 febbraio 2015


Jihadi John: il boia dei video Isis è un ventisettenne londinese

Jihadi John: il boia dei video Isis è un ventisettenne londinese

Ha finalmente un volto il boia incappucciato con accento british comparso in molti video di propaganda dell’Isis, soprattutto quelli delle atroci decapitazioni di ostaggi occidentali: il suo nome è Mohammed Emwazi, 27 anni, originario del Kuwait ma cittadino britannico, ex studente all’Università di Westminster, dove pare si sia anche laureato in informatica sei anni fa, e nessun trauma o situazione familiare difficile alle spalle. I media lo avevano ribattezzato “Jihadi John”; lo ha reso noto la tv britannica BBC, che ha citato fonti di Scotland Yard. I servizi segreti inglesi lo avevano già da tempo identificato, da quando era comparso per la prima volta a fine agosto nel video dell’esecuzione del reporter americano James Foley, ma non avevano annunciato pubblicamente il suo nome per non intralciare le indagini. Emwazi era cresciuto come un ragazzo normalissimo nella zona ovest di Londra, figlio di genitori senza gravi problemi economici, e aveva frequentato l’università di Westminster: “Se sarà verificato che i due uomini siano la stessa persona – ha fatto sapere l’ateneo – non possiamo che dirci disgustati e scioccati. Siamo vicini alle famiglie delle vittime”. Si suppone che Emwazi sia giunto in Siria per unirsi all’Isis già nel 2012; pare che si fosse avvicinato al fondamentalismo durante un viaggio in Tanzania nel 2009, dove si trovava in vacanza assieme a due amici, un tedesco convertito e un certo Abu Talib, ma tutti e tre furono immediatamente arrestati all’aeroporto di Dar es Salaam ed espulsi il giorno dopo, per ragioni che le fonti non sono riuscite a chiarire. Ha comunque fatto ribollire gli umori inglesi la notizia che Emwazi era stato detenuto dall’antiterrorismo britannico nel 2010, poco dopo il suo ritorno a Londra. Gli avevano preso le impronte digitali e lo avevano inserito nella lista dei terroristi da tenere d’occhio, oltre a vietargli la possibilità d’espatrio. A quanto pare, è però riuscito a raggiungere agevolmente la Siria.

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