Filippo Mammì - 5 maggio 2015


L’Italicum è legge: sì della Camera con 334 voti a scrutinio segreto

L'Italicum è legge: sì della Camera con 334 voti a scrutinio segreto

E’ fatta. L’Italicum è legge da ieri ed entrerà ufficialmente in vigore dal luglio 2016; la nuova legge elettorale per l’elezione dei deputati alla Camera è stata approvata dal Parlamento con 334 sì, 61 no e 4 astenuti. A ogni modo, i voti favorevoli sono stati in numero minore rispetto a quanto preventivato dal governo Renzi; tutte le forze d’opposizione (ad eccezione di alcuni ex pentastellati di Alternativa libera e altri singoli deputati) hanno abbandonato l’aula al momento del voto finale sull’Italicum, che è avvenuto a scrutinio segreto come richiesto da Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia. Ricordiamolo, la nuova legge elettorale era stata approvata in prima lettura dal Parlamento a marzo 2014 e successivamente licenziata a gennaio di quest’anno dal Senato, dopo alcune modifiche e variazioni; piena soddisfazione, ovviamente, da parte dell’esecutivo: “Impegno mantenuto, promessa rispettata” ha immediatamente twittato Matteo Renzi, che ha aggiunto “L’Italia ha bisogno di chi non dice sempre no. Avanti, con umiltà e coraggio”. Pari esultanza da parte del ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, che ha affidato anche lei al social la sua felicità: “Ci hanno detto “non ce la farete mai”. Si erano sbagliati, ce la abbiamo fatta! Coraggio Italia, è #lavoltabuona”. Ed anche a Montecitorio la ministra non si è trattenuta: “Missione compiuta. Il governo ha mantenuto l’impegno. Abbiamo promesso, abbiamo mantenuto”. Ma dalla minoranza Dem sono giunte parole molto meno entusiaste: “Il dissenso è stato abbastanza ampio – ha dichiarato Pier Luigi Bersani – ora cosa fatta capo ha…ma il dato politico sia sull’approvazione della legge che sulle dimensioni del dissenso è non poco rilevante”. Gli ha fatto eco, sempre su Twitter, anche l’ex capogruppo Dem Roberto Speranza: “Ho votato no all’Italicum – ha scritto – che amarezza la Camera mezza vuota. Così la sfida del Pd al Paese è più debole, non più forte. #occasionepersa”.

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