Tommaso Napoli - 4 maggio 2015


Papa Francesco a Ostia: “Pregate per me, sono un po’ malato”

Papa Francesco a Ostia: "Pregate per me, sono un po' malato"

Papa Francesco il 3 maggio ha visitato la parrocchia Regina Pacis di Ostia (Roma). Ad anziani, infermi e parrocchiani nell’omelia della Messa ha chiesto preghiere speciali per lui in quanto “un po’ anziano e un po’ malato”, poi tiene a rassicurare “ma non tanto eh”. Il Pontefice ha avvertito dicendo che “per Gesù è ipocrita chi si finge discepolo”, perchè “quando noi spelliamo gli altri con le chiacchiere o li spelliamo con questi affari sporchi che sono alla mano di tutti, allora non rimaniamo in Gesù”. In risposta alle parole del Vangelo sui tralci gettati via perché si sono staccati dalla vite, Bergoglio ha spiegato che “ci sono altri tralci: Gesù ne parla in un’altra pagina. Si fanno vedere come discepoli ma lo fanno al contrario. Sono i tralci ipocriti. Vanno tutte le domeniche a messa, fanno la faccia da immaginetta ma poi vivono come se fossero pagani. Gesù vuole solo due cose da noi: che rimaniamo in Lui e che non siamo ipocriti”. Il Papa ha spiegato che durante l’ultima cena, Gesù ripete spesso “Rimanete in me. Non staccatevi da me”. Questo perché “la vita cristiana è proprio quello di rimanere in Gesù”.

Nel Vangelo la spiegazione è raffigurata da una bella immagine della vite: “Ogni tralcio che non è unito alla vite finisce per morire. Servono tanti di questi per fare fuoco. I tralci uniti alla vite invece ricevono la linfa vitale crescono e si sviluppano. Rimanere in Gesù è ricevere la vite, cioè lo Spirito Santo da lui. Tutti siamo peccatori ma se rimaniamo in Gesù il Signore viene, ci pota un po’, così possiamo fare più frutto. Ha cura di noi”. Nostro Signore ha fatto una promessa: “Se rimanete in me chiedete quello che volete e vi sarà fatto. Questa è la preghiera onnipotente. Se è debole, non dà i suoi frutti perché il tralcio non è unito alla vite. Gesù ci invita a rimanere”, ma “se scivoliamo nel peccato ci perdona”.

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