Filippo Mammì - 17 maggio 2015


Riforma scuola, i Cobas annunciano: “Due giorni di blocco scrutini”

Riforma scuola, i Cobas annunciano: "Due giorni di blocco scrutini"

I sindacati al momento non si sono fatti sentire per protestare in piazza contro la riforma della scuola, mentre gli unici a farlo sono i Cobas, i quali hanno lanciato una vera e propria sfida al Garante: hanno infatti deciso di fermarsi per due giorni dopo la fine delle lezioni, dando il via al tanto temuto blocco degli scrutini e scendendo in piazza il prossimo 7 giugno. Ovviamente la loro mossa ha scatenato l’ira del Garante, che già la scorsa settimana aveva definito il blocco “illegittimo e dannoso”, mentre gli altri sindacati si sono divisi e governo e maggioranza non arretrano di un passo, continuando a sostenere che la riforma restituirà dignità agli insegnanti. Le due giornate di blocco indette dai Cobas varieranno ovviamente da regione a regione, a seconda della fine dell’anno scolastico: l’8 e 9 giugno in Emilia Romagna e Molise; il 9 e 10 in Lazio e Lombardia; il 10 e l’11 in Puglia, Sicilia e Trentino; l’11 e 12 in Liguria, Marche, Sardegna, Toscana, Umbria, Campania e Veneto; il 12 e 13 in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Val d’Aosta; infine, il 17 e 18 in l’Alto Adige. “Riteniamo che vadano rotti gli indugi per dare con urgenza un segnale forte che tranquillizzi i docenti e dimostri la legittimità della forma di lotta proposta” ha dichiarato Piero Bernocchi, portavoce dei Cobas.

La loro decisione, però, è stata pesantemente criticata dall’Autorità di garanzia per gli scioperi, nella persona del presidente Roberto Alesse: “Premesso che chi si muove fuori dalle regole danneggia sia gli studenti che le famiglie e solo a loro dovrà spiegare le ragioni di un possibile blocco degli scrutini – ha detto Alesse – l’Autorità, come annunciato nei giorni scorsi, valuterà la legittimità dell’atto di proclamazione nelle prossime ore e lo farà con rigore, a tutela degli utenti. Detto questo, non faremo polemiche inutili con sindacati più o meno rappresentativi”.

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