Tommaso Napoli - 7 ottobre 2014


Franceschini e il licenziamento dell’orchestra dell’Opera di Roma

Franceschini e il licenziamento dell'orchestra dell'Opera di Roma

Il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini (Pd) intervistato da Repubblica, in merito al licenziamento collettivo di coro e orchestra dell’Opera di Roma, ha ribadito che bisogna mettere un punto e dire basta agli sprechi “perché lo Stato versa ogni anno alle fondazioni 186 milioni di euro”. Secondo il ministro si deve ripartire dai contratti a termine. “In Italia c’è bisogno di cambiare – sottolinea Franceschini – e al Teatro dell’Opera serviva una svolta. Ci sarà un percorso con i sindacati, è previsto dalla legge ma all’Opera serve un cambiamento. C’è bisogno di uno sforzo per rendere tutto più moderno ed efficiente a livello europeo”. “Bisogna che a questo impegno così sostenuto corrisponda una gestione della lirica più sana. La mia idea è che la lirica vada finanziata perché è una eccellenza italiana ma se lo Stato investe per 14 fondazioni il 47 per cento del Fondo unico per lo Spettacolo, cinema e teatri compresi non è per garantire l’indennità umidità o di frac”. “Il caso di Roma è isolato, questo è chiaro. Nessuno degli altri otto teatri lirici in crisi è in quelle condizioni. Ma auspico che in futuro si vada verso situazioni in cui orchestre e coro siano interne ai teatri ma con contratti a termine. Una procedura che potrebbe essere applicata ai nuovi assunti. È un modo per aprire ai giovani e per mettere fine alle rendite di posizione”.

Franceschini: “Cause da ricercare sulla rendita di posizione”
“Le cause di una situazione come l’Opera di Roma – secondo il ministro – sono da rintracciare in una corresponsabilità di un sistema seduto sulla gloria e sulla rendita di posizione. Io quel sistema non lo tutelo, lo cambio. Nella lirica dobbiamo essere competitivi, aprirci a sfide nuove, anche mettendo fine a rapporti di lavoro che non possono cambiare mai. All’estero ci sono orchestre interne ai teatri ma con contratti triennali e quadriennali che poi si ridiscutono. Questo è il modello che mi piace e che permetterebbe anche ai giovani di avere delle possibilità”.

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