Tommaso Napoli - 20 ottobre 2014


Servizio Pubblico, Travaglio a Santoro: “Molto show, poco talk”

Servizio Pubblico, Travaglio a Santoro: "Molto show, poco talk"

Marco Travaglio con un nuovo articolo sul suo blog, torna a parlare delle vicende che nella scorsa puntata di Servizio Pubblico, lo hanno portato ad abbandonare lo studio in diretta, dopo una lite con il conduttore Michele Santoro. Il condirettore de Il Fatto Quotidiano, non chiarisce però la sua posizione sul ritorno o meno nella puntata di giovedì prossimo. Dal canto suo, Santoro, aveva attraverso una nota, fatto sapere di aspettarlo se vorrà, a braccia aperte, ma specificando che in tal caso dovrà abbracciare in pieno tutta la linea editoriale e le regole del programma. “Ma è così strano – scrive il giornalista – indignarsi davanti allo scempio di una città e di una Regione malgovernate da decenni che quasi ogni anno contano i morti e all’ipocrisia dei responsabili che cementificano tutto e poi pontificano in tv col culetto al caldo nei loro salotti? Davvero parlare di queste porcate chiamandole col loro nome e chiedendone conto a chi le ha fatte è violazione del bon ton e rifiuto del contraddittorio?”. E ancora: “Se i colpevoli sono tutti al potere, convertiti in tarda età al renzismo per rottamare non si sa chi, è anche perché troppa gente si lascia abbindolare dai diversivi retorici tipo “angeli del fango” che, intendiamoci, fanno benissimo e vanno ringraziati, purché però non si prestino a distrarre l’attenzione dai portatori del fango”.

Travaglio chiede quale siano le sue colpe
“Quanto a me, attendo che qualcuno mi dica un solo fatto non vero tra quelli che ho ricordato giovedì. Ma temo che anche stavolta, come sempre dal Satyricon di Luttazzi nel 2001, la domanda resterà inevasa. Molto più facile dipingere i fatti come “insulti” e le critiche come “rissa”, anche se me ne sono andato proprio per evitare di trascendere davvero negl’insulti e nella rissa. Restare calmi e zitti in quella bolgia di bugie e ipocrisie è un’impresa che può riuscire ai figuranti da talk show, marionette senza sangue che s’incazzano e si placano a comando, poi vanno a farsi due spaghi insieme”.

Esiste ancora nel talk show uno spazio indipendente per il talk?
“Chi insinua – spiega Travaglio – dissensi politici fra il conduttore renziano e il collaboratore grillino, risentimenti per l’ora tarda, nervosismi da share, gelosie da primedonne, mente per la gola. Qui la questione è un po’ più seria. Esiste ancora nel talk show uno spazio indipendente per il talk inteso come racconto di fatti veri al riparo dallo show, cioè del pollaio gabellato per “contraddittorio” e “ascolto” dove chi ha torto e mente passa dalla parte della ragione e della verità solo perché se ne sta comodo a cuccia, certo dell’impunità politica che gli consente di sgovernare da 30 anni, in una notte dove tutte le vacche sono nere? Prima di domandarsi se il collaboratore fa la pace col conduttore e torna a bordo, andrebbe sciolto un rebus: cosa rimane, del giornalismo come lo conosciamo tutti, nei talk show?”.

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