Tommaso Napoli - 11 novembre 2014


De Gregori presenta “VivaVoce”, un doppio album con 28 brani

De Gregori presenta "VivaVoce", un doppio album con 28 brani

Il cantautore romano, Francesco De Gregori, uno dei più grandi nel panorama italiano, torna con un doppio album in studio con 28 pezzi storici, riarrangiati per l’occasione per quello che è un disco che l’artista aveva in mente da una vita e che finalmente è riuscito a realizzare. In “VivaVoce” troviamo anche un omaggio a Lucio Dalla con la canzone “Santa Lucia”, mentre uno dei brani più conosciuti del cantautore, “Alice” viene cantato in coppia con il rocker Luciano Ligabue. In primavera prossima due attesissimi eventi a Roma e Milano dove insieme a De Gregori potrebbe esibirsi anche il Liga. “Ci siamo incontrati quindici anni fa – spiega a Tgcom – prima di un mio concerto al Vox di Nonantola”. L’artista si trovava a cena con la band quando ad un certo punto gli si avvicina Ligabue e lo abbraccia. Per riarrangiare ‘Alice’ in stile moderno il cantautore 63enne racconta di aver pensato subito a lui anche grazie a quell’incontro-scontro. “La musica – secondo De Gregori – non può essere fissata per sempre e non può essere chiusa in un museo”. Negli ultimi tre-quattro anni all’artista è venuta voglia di vivere dentro la musica. Ha scelto il titolo “VivaVoce” perché nella canzone ‘Finestre rotte’ un verso recita “E lavati le orecchie e togliti l’auricolare”, da qui l’idea di togliere gli auricolari e sentire la ‘viva voce’: “è un invito all’ascolto comune e intergenerazionale anche perché nei miei concerti vedo tante persone di età diverse”. Alla domanda di che visione abbia oggi del nostro paese risponde di non essere uno sciamano e dunque di non poter prevedere il futuro, però il cantautore condivide l’idea e la speranza che l’Italia possa avere un bel futuro. Per quanto riguarda la politica non crede che bisogna fare le cose frettolosamente, ha le sue idee politiche che condivide con amici e parenti ma che comunque anche se qualcosa si è letto in alcune interviste non vuole banalizzare perché alla fine le politica di tutti deve essere quella di fare bene “il nostro mestiere”.

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