Redazione - 18 luglio 2016


Sardegna, continuano i furti di sabbia: mobilitazione anche della stampa estera

Un fenomeno che ha suscitato interesse anche nella stampa del Regno Unito, quello dei furti di sabbia in Sardegna: non si spiega come sia possibile che le istituzioni non riescano a tutelare questo inestimabile patrimonio naturale

Sardegna, continuano i furti di sabbia: mobilitazione anche della stampa estera

Uno dei principali quotidiani della stampa inglese, il “Telegraph”, ha dedicato un articolo in merito ai furti di sabbia in Sardegna. Una vera e propria tirata d’orecchie agli amministratori sardi su cui scrivono: «Non si spiega come sia possibile che le istituzioni non riescano a tutelare un inestimabile patrimonio naturale, dopo che, solo all’aeroporto di Cagliari, circa cinque tonnellate di sabbia sono state intercettate la scorsa estate ed una simile quantità è stata confiscata finora quest’anno». «Tutti conoscono la meraviglia e il candore delle spiagge che circondano la Sardegna, gioiello al centro del Mediterraneo. Purtroppo da parecchi decenni queste spiagge sono oggetto di continue ed incessanti predazioni da parte dei milioni di turisti che ogni anno vi trascorrono le vacanze». «L’imbarazzo della scelta di ricchezze naturali e culturali ha reso per anni l’Italia un bersaglio allettante per i visitatori senza scrupoli. Frammenti di affreschi e cocci di ceramiche sono spesso rubate da siti archeologici come Pompei, mentre pezzi di pietra sono state presi dal Colosseo a Roma”, conclude l’articolo inglese.

Sardegna, continuano i furti di sabbia: mobilitazione anche della stampa estera

«A poco servono gli avvisi presenti in molte spiagge dell’Isola e i controlli effettuati dalla polizia locale», osserva Giovanni D’Agata, presidente dello ‘Sportello dei Diritti’. Spesso ad intervenire sono gli abitanti del luogo che invitano i vacanzieri più indisciplinati a tornare sui propri passi oppure segnalano gli episodi ai vigili. L’impressione, però, è che quello che si riesce a scoprire sia solo la punta dell’iceberg di un fenomeno che ha proporzioni molto più estese. La sabbia non si forma da un giorno a l’altro, i soffici e candidi arenili che calpestiamo oggi si sono formati in milioni di anni di paziente lavoro da parte del mare, correnti, sole, vento. E’ necessaria, dunque, subito l’emanazione di una apposita legge Regionale, oltre un’adeguata e incisiva campagna informativa stagionale, da divulgare attraverso mezzi di stampa, TV, radio e web con la creazione di idonei cartelloni divulgativi multilingue lungo le principali strade che portano alle località di mare ed in tutte le zone arrivi e partenze degli scali aerei e marittimi della Sardegna, riguardanti il divieto assoluto di asportare sabbia, sassi, conchiglie da tutta la fascia costiera isolana.

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